Novembre 1974. Lotte Eisner, storica del cinema tedesco, è a Parigi gravemente malata. L’amico Werner Herzog decide che lei non morirà se lui, partendo da Monaco di Baviera, andrà a piedi da lei. Così si mette uno zaino sulle spalle, indossa un cappotto e parte per compiere un viaggio, della durata di circa tre settimane, dai contorni tutt’altro che idilliaci. L’attraversamento della pancia dell’Europa si trasformerà in Sentieri nel ghiaccio, uno dei suoi libri più famosi. Un diario secco, ricco di immagini e immaginari ma quasi privo di paesaggio (nel senso “da cartolina”). Il valore “salvifico” con cui Herzog si mette in cammino si rivela poi azzeccato: Eisner sopravviverà al suo arrivo e per altri nove anni, mentre il regista-scrittore (uscito al cinema due anni prima di questo viaggio con un’altra epopea che vedremo poco dopo) non smetterà di raccontare questa vicenda come se tra il suo cammino estenuante e la sopravvivenza dell’amica ci fosse un nesso ben preciso. A tratti mitologico, quasi come la sua filmografia.
Letto ora, questo episodio assume i contorni di una follia stravagante. Eppure, racconta moltissimo del rapporto viscerale che intercorre tra Herzog e il viaggio, visto che sembra anticipare le sfide intraprese e auto-imposte dai protagonisti dei suoi lavori. Secondo il regista tedesco, infatti, lo spostamento fisico, l’osservazione dell’ignoto e della natura, la fatica e la follia non rappresentano un semplice movimento da un punto all’altro, ma assumono un senso di contatto diretto con il proprio io e con il mondo che ci circonda, possibile da conoscere solo se viene attraversato con il proprio corpo (la necessità di muoversi) e con la propria fatica. Da qui è naturale l’idea secondo cui il viaggio non è un’esperienza necessariamente piacevole e godibile, men che meno un’occasione di conoscere luoghi spettacolari. Può essere faticoso, imprevedibile e a tratti fuori dai confini della razionalità, ma proprio per questo capace di mostrare aspetti del reale che nella serenità del quotidiano non potremmo cogliere.
Questa concezione di viaggio “non” turistico attraversa buona parte della cinematografia di Herzog, tanto nei film di finzione quanto nei documentari. Il regista ha portato il suo estro e l’occhio della macchina da presa per deserti, foreste, montagne, vulcani, spesso interfacciandosi in prima persona con difficoltà logistiche (pensiamo al fatto di voler trasportare una vera nave per la realizzazione di Fitzcarraldo) e condizioni ambientali ai limiti dell’estremo, pur di mostrare con estrema precisione ciò che aveva in mente. Ma se la componente fisica umana è fondamentale per la comprensione della concezione herzoghiana di viaggio, al tempo stesso anche i luoghi e i modi in cui vengono mostrati hanno un significato ben preciso: diventano lo spazio in cui osservare il rapporto uomo-natura e, soprattutto, le ambizioni-ossessioni che spingono certi individui a voler superare i limiti e (in un certo senso) naturali.
La rappresentazione della natura, del non-umano, occupa nel cinema di Herzog un ruolo fondamentale. Maestosa, di una bellezza straordinaria e al tempo stesso letale per l’indifferenza totale all’esistenza umana, dotata di una potenza così forte da sopraffare chiunque cerchi di domarla. I paesaggi mostrati, però, non servono solamente a mostrare i luoghi reali e le ambientazioni in cui viene messa in scena la storia, ma nascondono tra le loro pieghe un significato ben più profondo. Herzog parla di paesaggi interiori, ossia immagini attraverso cui la natura si fa proiezione di uno “stato interiore della mente”, dei delle inquietudini e dei desideri dell’essere umano. Quel che interessa al regista travalica quindi il solo movimento fisico in avanti e si apre a ciò che questo riesce a far emergere nell’animo di chi lo affronta.
Per capire meglio il rapporto tra il cineasta tedesco, la natura e i viaggi da pazzi, ecco sei titoli imperdibili, tra la finzione e lo pseudo-reale dei suoi documentari.
Fitzcarraldo (1982) - Film
Disponibile su: Prime Video (a noleggio)
Brian Sweeney Fitzgerald, detto “Fitzcarraldo”, è un imprenditore irlandese che vive a Iquitos, nel cuore dell’Amazzonia peruviana, e coltiva un sogno apparentemente impossibile: costruire un teatro dell’opera nella giungla e portarvi il grande tenore Enrico Caruso. Per finanziare il progetto decide di sfruttare una concessione di caucciù, raggiungibile però soltanto attraverso un percorso fluviale estremamente complicato. Il suo piano prevede di trasportare un enorme battello a vapore oltre una collina, da un fiume all’altro, nel mezzo della foresta amazzonica.
Interpretato da Klaus Kinski e con la presenza di una magnetica Claudio Cardinale, Fitzcarraldo è uno degli esempi più estremi del cinema di Herzog, tanto nelle idee quanto nella realizzazione, visto che l’impresa raccontata nel film venne realizzata davvero durante le riprese, senza ricorrere a un modello in miniatura per la celebre sequenza della nave. La follia del protagonista sembra allora sovrapporsi a quella del regista, entrambi disposti ad affrontare difficoltà enormi per realizzare un’immagine, un sogno, un’ossessione. La giungla, qui, oltre a essere lo scenario dell’avventura è anche una forza che resiste indomita ai tentativi umani di piegarla al proprio desiderio.
Grizzly Man (2005) - Documentario
Disponibile su: Apple TV (a noleggio)
Per tredici estati consecutive, Timothy Treadwell ha raggiunto le terre selvagge dell’Alaska per vivere a stretto contatto con gli orsi grizzly, animali che lui considerava quasi una famiglia tanto era forte la sua passione. Durante i suoi soggiorni ha registrato centinaia di ore di filmati in cui documentava gli incontri con gli animali, la vita quotidiana nella natura e le proprie riflessioni. Attraverso questo materiale, interviste e la propria voce narrante, Herzog ricostruisce la storia di un uomo che aveva scelto di allontanarsi dalla società per avvicinarsi alla natura nel modo più selvaggio, fino alla tragica morte avvenuta nel 2003.
Grizzly Man è uno dei documentari in cui emerge con maggiore chiarezza la concezione herzoghiana della natura. Da una parte lo sguardo di Treadwell, che vede negli orsi degli esseri capaci di comprendere e ricambiare il suo affetto; dall’altra quello di Herzog, per il quale la natura non conosce sentimenti umani, ma segue logiche proprie, spesso spietate e indifferenti alla nostra esistenza. Il viaggio e la scelta di Treadwell rappresenta il tentativo estremo di abbandonare il mondo degli uomini per appartenere a quello degli animali, mentre le straordinarie immagini dell’Alaska mostrano quanto possa essere sottile il confine tra il fascino per la natura e l’illusione di poter diventare parte di essa.
Aguirre, furore di Dio (1972) - Film
Disponibile su: Prime Video
1950. Una spedizione di conquistadores spagnoli attraversa le Ande e si addentra nella foresta amazzonica per trovare il leggendario El Dorado. Quando il viaggio inizia a rivelarsi più difficile del previsto, un gruppo di uomini viene mandato in avanscoperta lungo il fiume a bordo di alcune zattere: tra di loro compare Lope de Aguirre (interpretato ancora da Klaus Kinski), un uomo ossessionato dal potere e dal desiderio di conquista, disposto a trascinare i propri compagni sul “fondo” pur di non rinunciare alla propria ambizione.
Girato all’interno della foresta peruviana, Aguirre, furore di Dio trasforma il viaggio in una degradante discesa nella follia. Fiume, vegetazione e vastità della natura sono elementi che con l’avanzare dei minuti sembrano inghiottire i protagonisti come delle sabbie mobili, mentre il loro sogno ossessivo di conquista si scontra con un ambiente del tutto indifferente alle volontà umane. a celebre inquadratura iniziale della spedizione che scende lungo un sentiero di montagna, immersa nella nebbia, anticipa già questa sproporzione tra l’immensità del paesaggio e la fragilità degli uomini che cercano di attraversarlo.
Il diamante bianco (2004) - Documentario
Disponibile su: Prime Video
Graham Dorrington è un ingegnere aeronautico con un sogno: sorvolare la foresta pluviale della Guyana a bordo di un dirigibile, progettato per muoversi sopra le chiome degli alberi e permettere di osservare la natura da una prospettiva insolita. Herzog si mette al suo fianco e lo accompagna durante la preparazione e i tentativi di volo, raccontando anche il peso di un precedente incidente che ha segnato nel profondo la vita di Dorrington. Sullo sfondo, la maestosa bellezza della foresta tropicale e delle cascate Kaieteur.
Il diamante bianco racconta la genesi di un’impresa all’apparenza eccentrica che, come solito del cinema di Herzog, nasconde delle motivazioni ben più profonde della semlice curiosità scientifica di un uomo. Il desiderio di volare dell’ingegnere diventa qui un modo per confrontarsi con le proprie paure, con il proprio passato e con il bisogno di osservare il mondo da una prospettiva diversa rispetto alla normalità. Ma il documentario non è focalizzato solo su Dorrington: attraverso gli incontri con le persone del luogo, Herzog lascia emergere diverse voci della foreste e altri modi per rapportarsi con essa, mostrando come uno stesso luogo possa assumere differenti significati a seconda di chi lo guarda.
Dentro l’inferno (2016) - Documentario
Disponibile su: Netflix
Al fianco del vulcanologo Clive Oppenheimer, Herzog intraprende attraverso alcuni dei territori vulcanici più affascinanti e al tempo stesso pericolosi del pianeta, passando dall’Indonesia all’Etiopia per arrivare fino alla Corea del Nord. Il documentario osserva da una prospettiva privilegiata crateri, colate laviche e paesaggi modellati dall’attività vulcanica, ma soprattutto incontra le comunità che vivono nei pressi di queste forze della natura, cercando di capire come abbiano influenzato le loro credenze e visioni del mondo.
Dentro l’inferno è molto più che un documentario scientifico sui vulcani: è un viaggio nel rapporto uomo-natura. Herzog mostra la spettacolarità delle eruzioni e delle zone vulcaniche, ma il focus è sul significato che questi fenomeni assumono per le popolazioni che vivono a contatto con essi. Le immagini sono di una bellezza rara e vengono costantemente accompagnate alla consapevolezza di trovarsi di fronte a una forza distruttrice su cui l’uomo non può esercitare alcun controllo. Un’opera che racchiude perfettamente la concezione herzoghiana di natura maestosa, affascinante e al contempo indifferente all’esistenza umana.
Nomad - In cammino con Bruce Chatwin (2019) - Documentario
Disponibile su: Apple TV (a noleggio)
Partendo dal ricordo dell’amico Bruce Chatwin, scrittore e viaggiatore britannico venuto a mancare nel 1989, Herzog ripercorre alcuni dei luoghi che ne hanno segnato la vita e le opere. Il regista viaggia in Patagonia, nelle Black Mountains in Galles e nell'Outback australiano per seguire le tracce di un uomo che aveva fatto del movimento e della curiosità verso il mondo la sua ragione di vita. Attraverso paesaggi, incontri e testimonianze di altri amici, il regista ricostruisce il rapporto di Chatwin con il viaggio in solitaria, intrecciandolo ai ricordi della loro amicizia.
Nomad è forse il titolo che più direttamente permette di comprendere il significato del viaggio per Herzog. Non soltanto perché racconta uno scrittore che ha dedicato gran parte della propria esistenza all’esplorazione, ma perché il regista finisce inevitabilmente per parlare anche di se stesso. Il cammino diventa una forma di conoscenza, un modo per incontrare storie e persone, ma anche per interrogarsi sul bisogno umano di muoversi continuamente. Un documentario in cui il viaggio geografico e quello della memoria finiscono per sovrapporsi, mostrando quanto l’esplorazione possa essere anche un modo di stare al mondo.
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